Quando un fenomeno si ripete nel tempo, la mente dell’osservatore comincia a darlo per scontato. Lo conosce. O pensa di conoscerlo. E lo classifica con pensieri del tipo “ah, ok, è quella roba lì”.
La nostra mente inconscia, ciò che i neuroscienziati chiamano old brain, cervello ancestrale, ricorre a questa procedura di semplificazione del mondo che lo circonda svariate centinaia di volte durante una giornata. Dalle più piccole e insignificanti operazioni, come le abluzioni o la vestizione, agli spostamenti sul treno o in aereo o in automobile alle informazioni che riceve al lavoro, alla mensa, al campo da tennis, alle interazioni a cena la sera con il partner o con la famiglia.
Quello che ciascuno di noi vive durante il giorno il più delle volte è parte di una routine che si ripete. La ripetizione crea il fenomeno dell’autopilota. La nostra mente atavica si rilassa. Presume di conoscere ciò che accade secondo tempi e modalità note, e non presta più attenzione.
Un esempio è l’incapacità di ricordare ciò che abbiamo mangiato ieri sera, proprio perché quell’esperienza si è consumata con l’autopilota nella routine, condizione in cui la mente antica che sovrintende a tutto non era presente. Ha delegato, se così possiamo dire, alle componenti più coscienti del nostro cervello: le componenti razionali.
Senza addentrarci necessariamente in questioni di neuro-scienza (non ne avrei neanche le competenze), ciò che mi interessa osservare è la pertinenza del fenomeno dell’autopilota con le problematiche ben note di attenzione del pubblico.
In questi ultimi mesi sentiamo parlare spesso del deficit di attenzione del pubblico e dei problemi che sta generando sull’efficacia dei funnel di vendita; centinaia di campagne che raggiungono decine di migliaia di utenti che:
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