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Creare un forno a legna fai da te per le pizze

Dagli errori commessi allo scetticismo generale, ecco la mia avventura con un finale super felice.

da | Lug 12, 2024 | 0 commenti

Non mi sono mai divertito così tanto in vita mia. Negli ultimi tempi, ho creato molti oggetti con il legno che porto su dal bosco, ma la sfida più insolita è stata creare un forno a legna fai-da-te per le pizze. È stato un progetto appassionante per me, ma per chi mi seguiva in questa avventura, incluso mio padre a Mondragone con cui parlo al telefono un paio di volte a settimana, poteva trasformarsi in un’esperienza fallimentare.

Perché questa preoccupazione? Perché a quanto pare, costruire un forno per le pizze richiede molta competenza. Ed è vero. Ma io non volevo aprire una pizzeria. Il mio forno non doveva essere quello professionale che sforna centinaia di pizze ogni sera. Il mio intento era e rimane semplicemente quello di divertirci d’estate nel mio giardino, e regalarci qualche buona pizza fatta da noi.

Ho provato a spiegare questo mio punto di vista, ma le reazioni erano sempre le stesse:

Eh, lo so, ma il forno per le pizze è una cosa seria, devi stare attento…

Quanta paura c’è in giro! Credo che troppo spesso le persone si privino delle cose belle per paura di sbagliare. Ma gli errori fanno parte del percorso. Bisogna cercarli, affrontarli e imparare da essi. Non bisogna evitarli per paura di commetterli, perché chi non commette errori non impara nulla.

Io, ad esempio, ho fatto molti errori durante la costruzione del mio fornetto a legna. E in questo articolo li vedremo. Ma, nonostante tutto, sono riuscito a completarlo. Funziona alla grande. Ed è davvero meraviglioso accenderlo la sera, sederci accanto e vedere mio genero che prepara le pizze per tutti noi. Le inforna, e in meno di un minuto ce le serve calde direttamente nel piatto con la sua pala, acquistata appositamente per l’occasione.

Non è questo quello che conta veramente?

Vediamo come ho fatto.

Il tavolo per lavorare

Prima di iniziare a costruire il forno, ho realizzato un tavolo con i tronchi raccolti nel bosco. Inizialmente, l’idea era di montare il forno su questo tavolo, prendendo le necessarie precauzioni per proteggere il legno. Tuttavia, ho dovuto cambiare piano durante la lavorazione, quando mi sono reso conto che il forno era decisamente troppo pesante. Per spostarlo dal luogo di costruzione alla sua collocazione definitiva, sono state necessarie quattro persone e corde da traslocatore.

Forse, questo è stato il mio primo errore: quello di non valutare attentamente il peso del manufatto. Ne terrò conto per il prossimo fornetto che ho in mente di realizzare.

Pulizia tronchi

Ho cominciato tagliando e pulendo i tronchi dalla corteccia.

Incastri

Da quando ho imparato la tecnica degli incastri con la colla, oramai mi diverto un casino a unire i pezzi solo in questo modo.

Assemblaggio (sempre con la tecnica a incastri)

Quando tutti i pezzi erano pronti, li ho assemblati per formare la base del tavolo. Ho usato sempre la tecnica degli incastri, ma devo confessare che qualche vite l’ho inserita, per sicurezza, visto il peso che avrebbe dovuto sostenere (almeno fino a quando ho cambiato idea).

Successivamente ho installato le ruote.

Impregnante e applicazione tavolo

Ho poi passato l’impregnante color noce, sia ai piedi del tavolo, sia al tavolo che ho applicato subito dopo. Il tavolo è stato riciclato. Era un bancale nel reparto frutta del supermercato giunto a me grazie a mio genero che conosce la mia passione per il fai da te.

Il forno, fase 1: la base

Qui ancora credo di poter costruire il forno direttamente sul tavolo. Infatti, è proprio sul tavolo che monto lo stampo per realizzare la base del forno in cemento armato.

Quindi, impasto il cemento con il sabbione. Il cemento che ho scelto per questo lavoro è quello refrattario, visto che serve per tenere un forno. E poi getto tutto nello stampo. Anche se non ho una foto da mostrare, nel cemento è stata immersa una rete di ferro per armarlo, appunto.

Ho poi applicato al cemento ancora fresco e molle quattro piedi per tenerlo staccato dal legno. L’idea, infatti, era ancora quella di tenere il forno sul tavolo. I piedi li ho ricavati da quattro mattoncini rossi recuperati nel cortile tra i sassi che infittiscono la ghiaia. Il giorno dopo, a cemento asciugato, ho girato la base sul tavolo.

Ho cominciato ad avere dubbi sull’idea di tenere il forno sul tavolo proprio quando ho dovuto girare la base per metterla con i piedi sul tavolo. Era molto pesante. Il tavolo con le rotelle ancora si muoveva bene. Ma ho pensato “se questo è il peso della base… figuriamoci con il forno completo”.

Come lo sposto, senza correre il rischio di spaccare una ruota e capovolgere tutto?

Con il fuoco non si scherza. E allora, per non rischiare, vista anche la pressione che stavo ricevendo dagli scettici che mi circondano, ho deciso di rinunciare all’idea del forno sul tavolo, e di trovare una collocazione più adeguata da qualche altra parte.

Lo stampo del forno

C’è ancora un passaggio da chiarire: la scelta di realizzare il forno in cemento armato, anziché con i mattoncini rossi refrattari. Eh sì, perché il continuo senso di meraviglia, misto a scetticismo, che mi veniva rappresentato ogni giorno da questi malfidati di amici e parenti, alla fine qualche dubbio nella mia mente lo ha creato. Ho pensato, quindi, che a conti fatti con il cemento armato, seppure la cosa non avesse funzionato, avrei speso solo 20 euro di cemento. Il sabbione è già da me. Il ferro pure.

Con i mattoncini, invece, avrei speso molto di più. Credo, almeno 100 €, considerando che costano 75 centesimi l’uno e che ne servivano almeno 80, insieme al cemento.

Secondo errore: ho dubitato di me stesso in corso d’opera. Mai commettere un errore del genere.

Detto questo, ho cominciato a costruire lo stampo del fornetto. Ho usato i bancali e altro legno di cui dispongo. Ho poi comprato dei pannelli di plastica, poiché avevo bisogno di qualcosa che si curvasse, senza perdere la forma.

Ho poi posizionato lo stampo in verticale per poter colare la malta (refrattaria) in modo più agevole. Ovviamente, anche in questo caso ho assemblato e introdotto l’anima di ferro per la tenuta del manufatto.

Il terzo errore: lo stampo si è svaccato

Mentre gettavo cemento, si è verificato il terzo errore: lo stampo che avevo realizzato si è svaccato. Via via che calavo la malta, perdeva la forma iniziale. Evidentemente, non lo avevo fissato in modo sicuro come credevo di aver fatto.

Non potevo fare più nulla per rimediare. Anzi, vista la deformazione assunta dallo stampo, temevo che qualsiasi tentativo di rimediare avrebbe potuto addirittura rompere lo stampo e farmi disperdere la colata sul pavimento.

Così mi sono accontentato di tenermi quello che ne sarebbe venuto fuori.

Ed ecco cosa è venuto fuori, una volta rimosso lo stampo.

L’errore c’è. Ma poco male. Potrò rimediare nelle prossime settimane, quando andrò a rivestire il forno con apposite mattonelline che ho intravisto qualche mese fa a Leroy Merlin. Avrò cura di ripristinare le forme giuste.

Intanto, come si può notare dall’immagine, nella volta superiore, davanti, ho lasciato lo spazio per la canna fumaria del forno. Non può esserci un forno serio senza canna fumaria, giusto?

Lo spazio vuoto è quadrato. Come mai?

Be’, in effetti ho riciclato una vecchia griglia in disuso la cui base mi è servita come canna fumaria. Prima, però, l’ho smerigliata, eliminando la ruggine. Ho poi staccato la base per portarla a coperchio della canna fumaria.

Nel frattempo, ho dato una passata di cemento (sempre quello refrattario) alle pareti del forno.

Prime prove di accensione

Un forno appena realizzato, soprattutto uno come il mio in cemento armato, ha bisogno di essere acceso più di una volta prima di metterlo in funzione con il cibo, perché deve asciugarsi completamente e stabilizzare la struttura. Questo processo, chiamato “stagionatura”, è necessario per eliminare l’umidità residua nel cemento e garantire che il forno raggiunga e mantenga le temperature ideali senza rischiare crepe o danni strutturali.

Ecco la prima accensione (ne sono seguite delle altre nei giorni successivi):

Pala e coperchio

Nel frattempo, è arrivata la pala che mio genero ha comprato su Amazon; ed ho costruito un coperchio di fortuna, ricavandolo da una stufa in disuso che ho smontato, tagliato ai lati, e smerigliato per bene. Al coperchio sagomato ho applicato un manico ricavato dai tronchetti di legno che ho da parte.

Il grande giorno

Dopo diverse accensioni, ci siamo resi conto che per raggiungere più velocemente la temperatura ideale di 400-450 gradi, sarebbe stato meglio alzare il piano di cottura e avvicinarlo alla volta del forno. Così, ho semplicemente inserito una lastra di cemento, di quelle usate nei giardini, sostenuta da quattro mattoni.

Avevamo programmato la cena per le 20:00, quindi mi è stato suggerito di accendere il forno alle 17:00 e di mantenerlo acceso per almeno tre ore. Tuttavia, con la soluzione del piano rialzato, ho scoperto che il forno ha raggiunto (e superato) la temperatura ideale in meno di un’ora. Probabilmente, essendo un forno piccolo, non richiede lo stesso tempo di preparazione di un forno grande e professionale. Vale come esperienza per la prossima pizzata.

Per non sprecare tutto quel calore inutilmente, ho fatto preparare da mia moglie 4 teglie di zucchine da fare al forno, una alla volta.

Intanto, alle 19.30 arrivano mio genero e mia figlia con la pasta per la pizza pronta da stendere e condire. È la prova del nove. O la va, o la spacca. Decidiamo di fare qualche margherita, una marinara e una focaccia.

Era una prova di fuoco, letteralmente. Dopo settimane di scetticismo, di sorrisi ironici e commenti sussurrati dietro le spalle, il momento della verità era infine giunto. “E se non funzionasse?”. La domanda echeggiava nella mia mente, un mantra che aumentava la pressione. Avevo messo tutto me stesso in questo progetto. Non era solo un forno. Era un simbolo di sfida, una testimonianza del mio impegno.

Mio genero, con un sorriso cauto, dice: “È pronta.” Il mio respiro si è fermato per un istante. Tutti gli occhi puntati su di me, un silenzio carico d’attesa riempiva l’aria, mentre afferravo la prima fetta. Il colore era perfetto, un dorato invitante che prometteva croccantezza sotto i denti. L’aroma si era già diffuso, avvolgente e irresistibile, mescolando il profumo del pomodoro fresco con quello intenso del basilico.

Mi sono seduto, ancora sotto gli sguardi attenti di tutti. Il primo morso è stato un viaggio, un’esplorazione di sapori che esplodevano in bocca, confermando ogni speranza e dissipando ogni dubbio.

Il silenzio è stato rotto dalle risate, un coro di gioia che risuonava sulle colline. Sono rimasto serio un attimo, poi un sorriso mi si è aperto sul volto mentre la felicità mi travolgeva.

Quello che conta veramente

E così, mentre il sole tramontava dietro le colline, i raggi ultimi tingevano di oro e arancio il cielo, riflettendosi sulle finestre della nostra casa. La serata proseguiva tra risate e chiacchiere spensierate, ogni boccone di pizza un rinforzo alla nostra felicità.

Ogni risata, ogni abbraccio, ogni complimento sincero per la pizza sorprendentemente deliziosa, erano la mia vera ricompensa. Mentre la serata si avvicinava alla sua dolce conclusione, mi sono reso conto di quanto fosse prezioso il tempo trascorso insieme.

E nel cuore della notte, con le stelle a brillare chiare nel cielo, potevo finalmente dire con certezza che, sì, il forno funzionava meravigliosamente, ma ciò che veramente conta è l’amore e la compagnia che ha saputo cuocere alla perfezione.

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Autore, publisher e speaker. Consulente e coach specializzato in blogging business e membership. Podcaster appassionato e pioniere nell’ambito dell’Intelligenza Artificiale applicata al testo e alla grafica.

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