L’uragano transumanista
Oggi parliamo dell’uragano transumanista e del cambiamento necessario affinché ciascuno di noi possa avere qualche possibilità in più di salvezza.
Perché c’è bisogno di salvarsi. E vedremo perché.
Prima di cominciare, però, vorrei ringraziare le persone che hanno scaricato e ascoltato il primo episodio introduttivo di Carlissimo Podcast, e tutti coloro che mi hanno scritto in privato per sostenere questa iniziativa e incoraggiarmi a svilupparla senza remore.
Grazie, ragazzi. Speriamo di fare bene e di mantenere la giusta energia per fare ricerca e divulgare queste conoscenze che a quanto pare sono sempre più nascoste o censurate, perché scomode.
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Parliamo dell’uragano
Negli Stati Uniti, periodicamente, ricorre il flagello degli uragani, un fenomeno violento e distruttivo, che spesso miete molte vittime.
Io non ho esperienza di uragani. I primi 45 anni della mia vita li ho trascorsi a Mondragone, un paese di mare con le sue piogge un po’ rumorose di fine estate e il classico inverno dei paesi del sud. Nulla di che.
Nel 2017 mi sono trasferito in Umbria. Prima Gualdo Tadino. Ora, Gubbio. Qui d’inverno fa freddo. Ma a parte il clima, non ho mai visto un uragano.
Immagino, tuttavia, che chi vive in Alabama, per esempio, debba mettere nel conto la possibilità di dover affrontare una o più volte un’esperienza del genere.
Questo significa “prepararsi” agli uragani, avere un rifugio per la famiglia, delle scorte alimentari, delle coperte, dell’acqua, un generatore di corrente, qualche arma, un po’ carburante e così via.
Sul tema del prepping, ovvero Preparazione alle emergenze, ti segnalo il nostro modulo dedicato.
È sufficiente prepararsi per mettere in salvo la propria vita e quella dei propri familiari? Forse sì, forse no. Non si hanno certezze, perché nonostante le precauzioni del caso e la frequenza di questo catastrofico evento, ogni volta si palesa un bilancio con numerose vittime.
Dunque, quando arriva un uragano, nonostante le precauzioni e un’adeguata preparazione alle emergenze, c’è sempre la possibilità che qualcuno, per un motivo o per un altro, possa non sopravvivere all’esperienza.
Tuttavia, non vi è dubbio che ci sia una grande differenza nelle probabilità di sopravvivere tra chi è preparato e chi non lo è. Una famiglia con il suo rifugio interrato ha molte più chance di superare la catastrofe rispetto a una famiglia che non ha un rifugio e non può fare altro che nascondersi nel ripostiglio o sotto al tavolo della cucina.

Quello che sta per succedere nelle nostre vite
Vorrei che prendessimo questo esempio dell’uragano per comprendere la portata catastrofica di quello che sta per succedere nelle nostre vite. Molto è stato già fatto con la pandemia e con i vaccini. Un disastro senza precedenti nella storia dell’uomo. Ma molto di più sarà fatto nei prossimi mesi con fenomeni a cui noi italiani del dopo guerra non siamo abituati.
Di tutto questo parleremo via via, puntata dopo puntata, in questo nuovo podcast. Nel frattempo, però, mi si lasci dire che corre l’urgenza di preparare i rifugi. Non intendo quelli fisici per proteggersi dai tornado, anche se non è da escludere neanche questa ipotesi; mi riferisco alla necessaria organizzazione economica, logistica, fisica e spirituale per affrontare la crisi alimentare, la perdita dei posti di lavoro, nuove pandemie, la digitalizzazione selvaggia degli scambi, nuovi obblighi sanitari, il passaporto vaccinale globale, cure mediche standardizzate e così via.
Il World Economic Forum ha preso il sopravvento nelle questioni di politica mondiale. Un gruppo di ricchi privati, finanziati da famiglie ancora più ricche, che nessuno ha mai eletto alla guida di una nazione o di organizzazioni sovrastatali, ha oramai il potere di decidere qualsiasi cosa. E tale potere, aberrante e spaventoso, lo sta esercitando anno dopo anno con anticipazioni mediatiche che la massa si rifiuta di leggere e capire.
Il paradosso è proprio questo: ogni restrizione o angheria viene largamente anticipata, come il grande reset, per esempio, o il nuovo ordine mondiale, a cui però una frangia ampia di utili idioti risponde abitualmente con indifferenza o con il dileggio di chi pensa che solo la narrazione ufficiale sia quella corrispondente al vero.
Non è così, purtroppo. La verità ha smesso di esistere a ogni livello, dai giornali di carta stampata a Google, dove persino l’intelligenza artificiale è stata addestrata a comportarsi come un fact checker, in modo ottuso e menzognero.
Tutto questo sta accadendo al di fuori del processo democratico. Ed è intenzionale.
La cabala globalista si è resa conto di non poter convincere miliardi di persone a rinunciare ai propri diritti e alle proprie libertà. Così ha deciso di fare in modo diverso, e cioè di introdurre i propri uomini nelle posizioni chiave di tutto il mondo, in modo da controllare e orientare i processi, e infine prendere decisioni a proprio vantaggio.
In che modo il WEF introduce i suoi uomini nelle posizioni chiave? Attraverso la Young Global Leaders che è una scuola del Forum dove vengono formati i giovani leader secondo ideali tecnocratici come il transumanesimo, per esempio. In parole più semplici, è un incubatore di ideologie antiumane.
Il transumanesimo, come l’eugenetica, riguarda la creazione di una razza superiore; in questo caso, una razza aumentata attraverso la tecnologia, piuttosto che attraverso una selezione genetica. Ma la storia della razza superiore ci dovrebbe suggerire qualche preoccupazione, perché ne abbiamo già sentito parlare, e sappiamo come è finita… se è veramente finita, aggiungerei.
Il primo ministro canadese Justin Trudeau, per esempio, si è formato alla scuola di Schwab del WEF. Ed è stato proprio Schwab a dichiarare testualmente:
Questa visione di formare e integrare i giovani leader fa parte del WEF da molti anni.
Ma ha anche aggiunto che
In Canada, oltre a Trudeau, più della metà del suo gabinetto in realtà sono giovani leader globali formati dal WEF.
Guardate, la questione è molto seria, perché c’entra anche l’ONU, l’organizzazione delle nazioni unite, che è finita anch’essa nelle mani del WEF.
In una lettera aperta del settembre 2019 al Segretario generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres, più di 400 organizzazioni della società civile e 40 reti internazionali hanno condannato la partnership, definendola una “cattura aziendale della governance globale” e hanno invitato Guterres a porvi fine.
Il WEF sta per scatenare l’uragano sui popoli
Oggi non abbiamo tempo di approfondire quest’altro aspetto. Ma sappiate che il WEF sta per scatenare l’uragano su tutti i popoli. E come ogni uragano, vale una sola regola, alla fine: si salvi chi può.
Come padre di famiglia credo sia nostro dovere cercare di resistere e sopravvivere il più a lungo possibile. Fino a quando avremo le forze, la determinazione e la lucidità per prevenire o respingere le restrizioni del sistema, dobbiamo usarle con intelligenza per sottrarci a quei colpi micidiali, o ridurne i danni.
Cosa state facendo per prepararvi?
Mi chiedo cosa stiano facendo le persone per prepararsi, se persino i più svegli della fase pandemica e vaccinale, quelli che hanno percepito l’imbroglio in tempo utile e si sono predisposti alla difesa, continuano a fare quello che hanno sempre fatto, quasi rifiutando l’idea, purtroppo implacabile e reale, che nulla di ciò che hanno sempre fatto potrà aiutarli a sopravvivere.
Un esempio tra i mille che potrei fare: continuare a prendere il treno ogni mattina per andare al lavoro. Significa essere i primi ad esporre il fianco alla falcidia di DAVOS. Quando l’uragano colpirà anche su altri piani di vita personale, non solo quello sanitario, i pendolari ne pagheranno le conseguenze. Ma non solo loro.
Questo era solo un esempio tra i tanti.
La “colpa” non è quella di fare il pendolare. Non c’è colpa ovviamente nel compiere un lavoro con le sue attività propedeutiche e complementari. La colpa – se di colpa possiamo parlare – è quella che riguarda l’immobilismo mentale, la pigrizia, l’indolenza al cambiamento necessario.
La colpa in questo caso è nell’atteggiamento incomprensibile che sottovaluta la portata degli eventi annunciati.
I signori di Davos non stanno scherzando. Hanno investito troppi anni e soldi per rinunciare oggi ai loro intenti, alle loro ideologie, al loro transumanesimo. Quindi, non ci sono azioni che noi si possa compiere per evitare che ciò accada.
Ecco, questo è uno dei motivi per cui ho sempre diffidato delle manifestazioni di piazza, soprattutto qui in Italia, dove regna sovrana una disinformazione colpevole. La fiducia cieca che le persone hanno nei confronti del mainstream è persino motivo di vanto.
Lo dice la televisione, lo ha detto il medico, lo dice il sindaco, lo hanno detto a Sanremo, ce lo chiede l’Europa…
Pensate alle manifestazioni che sono state compiute durante la pandemia e mai raccontate dai telegiornali.
Dunque, accadrà. L’uragano del WEF travolgerà i popoli e le nazioni. Questo non potrà essere evitato. Non c’è nulla che noi possiamo fare per evitarlo.
Cosa possiamo fare per proteggerci dall’uragano transumanista
Quello che possiamo fare però è tentare di proteggere noi stessi e le nostre famiglie, fare cioè quanto necessario per ridurre il numero delle occasioni in cui le norme stringenti e gli obblighi del sistema o le privazioni di libertà possano colpirci in modo pesante e definitivo.
Siamo in presenza di un uragano, e non è da escludere che persino quelli rinchiusi in un rifugio protetto possano essere stanati e travolti impietosamente dalla tempesta. Ma un conto è stare in un rifugio protetto, un altro conto è farsi trovare all’aperto nudi e impreparati.
Come possiamo ridurre il numero delle occasioni in cui ci esponiamo al mostro?
«Cambiare» è la risposta
La risposta è sempre la stessa: cambiando. Finché siamo in tempo.
Dobbiamo cambiare il nostro sistema di vita. Abbiamo bisogno di rivedere quello che facciamo in funzione di quello che otteniamo per continuare a ottenere ciò di cui abbiamo bisogno, ma con uno schema diverso, che tenga conto dell’uragano, e quindi della nostra forte esigenza di salvarci.
Per quanto complessa possa apparire la nostra vita, le cose veramente importanti sono il lavoro, la casa, la scuola per i figli, il cibo e la salute.
Andiamo al lavoro per generare delle entrate con cui sostenere i costi delle altre voci. Giusto?
Andare al lavoro però – in senso tradizionale – significa anche esporsi al mostro diverse dozzine di volte nel corso del mese.
Pensate per esempio a tutti coloro, poverini, che durante la fase delle restrizioni pandemiche si sono dovuti sottoporre quotidianamente al tampone nasale o alla forzatura della mascherina o alle vaccinazioni.
Eppure, la gente continua a fare questa cosa del lavoro, nonostante i rischi e le umiliazioni, perché la ritengono necessaria per generare i soldi che servono a coprire i costi delle altre voci: la casa, la scuola, il cibo etc.
Sappiamo bene che molte persone per esempio si sono vaccinate perché non avevano alternative, nel senso che se non lo facevano, perdevano il lavoro. E questo non potevano permetterselo.
Ma è più corretto dire che le persone non potevano permettersi di perdere il lavoro? O non potevano permettersi di perdere i soldi che derivavano dal lavoro?
Il lavoro è un solo mezzo per raggiungere il fine
La verità è che le persone vanno a lavorare tutti i giorni non perché hanno bisogno di lavorare, ma perché hanno bisogno di soldi.
Il lavoro dunque è solo un mezzo per raggiungere il fine del denaro.
Ed è su questo che vorrei farvi riflettere. Il mezzo può essere cambiato, migliorato, trasformato in un rifugio più comodo e sicuro per i tempi bui che stanno calando sull’umanità.
Non è facile. Lo so. Conosco molto bene le difficoltà che può vivere una persona che non appartiene a questo mondo. Anche perché i tempi stringono. È vero pure che abbiamo avuto tanti anni per prepararci con più calma, ma molti hanno preferito girarsi dall’altra parte. Le questioni di web, per buona parte della popolazione italiana, sono sciocchezze, sono velleità per gente che non vuole lavorare.
Io vi dico solo questo: non bisogna mai confondere quella che può essere una nostra mancanza di informazioni con la certezza che non si possa vivere diversamente.
Se io scelgo di vivere nel modo che mi espone ripetutamente e pericolosamente alle aberrazioni della cabala globalista, pur avendo la possibilità, perché esiste, di cambiare il mezzo che genera i miei guadagni, vuol dire che le mie scelte non sono basate sulla logica, ma semplicemente sulla disinformazione.
Ecco, questo è il momento storico in cui non possiamo più concederci il lusso di essere disinformati. Soprattutto, non possiamo permettere che ciò accada per mera pigrizia o per lassismo.
Parleremo a lungo di queste cose nei prossimi episodi del podcast. E vedremo in quanti modi leciti è possibile cambiare lavoro con intelligenza e profitto, in funzione di quelle che sono le urgenze del nostro tempo.
È importante però che nel frattempo ci si prepari mentalmente alla necessità di dover affrontare questo percorso di cambiamento, perché tutto ciò che riguarda il lavoro tradizionale, dalle mansioni al trasporto, allo stipendio e così via, sarà la cornice perfetta entro cui si consumeranno il transumanesimo e il grande reset con tutto ciò che questo comporta per la tua libertà di scegliere e di vivere.
Ci sentiamo lunedì prossimo.












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